Google+ La Natura che ci circonda: Crogiolandomi al sole

sabato 14 aprile 2018

Crogiolandomi al sole

Non credo che esista peggior nemico dello studio di una bella giornata di sole, con il venticello fresco che accarezza il viso e il profumo di fiori di campo. Sono qui seduta in giardino (che attualmente sembra più una prateria, non avendo tagliato l'erba) nella pace più assoluta, rilassata, a mezze maniche, con una voglia indefinibile di sdraiarmi sull'erba e dormire. La primavera mi porta una pigrizia indescrivibile, ma sebbene la campagna sia immersa nel silenzio, in realtà intorno a me è tutta frenesia lavorativa. Non ci credete? Ve lo dimostro subito, ecco qui:






Eccole qui, le piccole instancabili lavoratrici. La società delle api andrebbe presa a esempio da quella umana: si lavora insieme per il bene comune e le decisioni si prendono all'unisono. 
Sapete come funziona un alveare? In breve c'è un'ape regina che viene accudita dalle altre api, le operaie, tutte femmine. L'ape regina è l'unica che depone le uova, mantenendo sterili le altre api tramite feromoni. Le operaie non sono tutte uguali. Per i primi 21 giorni dalla nascita lavorano intensamente all'interno dell'alveare. Appena nate si mettono subito a lavoro, così troviamo le api pulitrici, che mantengono pulito l'alveare; le nutrici, che sviluppano le ghiandole per la produzione di pappa reale; le produttrici di cera; le immagazzinatrici, che ricevono il cibo dalle bottinatrici, tramite la trofallassi; le guardiane, che volano davanti all'alveare per proteggerlo da incursioni esterne di altre api  (saccheggio) o di altri insetti potenzialmente pericolosi, come ad esempio i calabroni; le ventilatrici, che battendo le loro ali deidratano il miele e mantengono stabile la temperatura all'interno dell'alveare. In questa stagione vengono allevati i fuchi, ovvero i maschi, che nascono da uova aploidi e hanno il compito di fecondare la regina (e tralascierei quanto è complicato l'accoppiamento), che così depone uova per allevare altre operaie, fino a quando l'alveare diventa "troppo affollato" e la regina si prepara a sciamare. Per fare ciò lascia tutto pronto affinché la famiglia possa continuare senza di lei. Le api allevano nuove regine per sciamare e creare nuovi nuclei fino a quando,  diciamo così, la famiglia di partenza ha di nuovo abbastanza spazio. E quelle che hanno sciamato cosa fanno? Cariche di miele, si piazzano su un ramo o un punto che le aggrada e in ogni direzione partono le esploratrici, che quando trovano un posto idoneo per costruire il nuovo alveare tornano a chiamare le colleghe, così che altre esploratrici possano esaminarlo. Se piace la famiglia si trasferisce lì e se non piace si ricomincia finché non trovano un posto che piaccia a tutte o optino per restare nel punto in cui hanno sciamato. Io trovo che sia una cosa bellissima! E un'emozione indescrivibile è trovarsi nel bel mezzo di uno sciame di 10.000 o 20.000 api in volo. Niente paura! Le api che sciamano non sono aggressive, perché sono cariche di scorte alimentari. 
Allo stesso modo trovo incredibile che anche dei piccoli insetti come le api possano insegnarci ad avere cura dei più piccoli. Cosa voglio dire? Faccio un esempio:
Qualche giorno fa mia sorella mi ha chiesto aiuto per recuperare tre sciami delle sue api. Due li abbiamo presi senza problemi, mentre il terzo, che si era posato sul tronco principale di un pero selvatico, ci ha fatte impazzire. 



Non riuscivamo a prenderlo in nessun modo finché, dopo alcuni tentativi in cui le api tornavano imperterrite sul tronco, le è venuta in mente una cosa. Ha preso un telaino con covata fresca da un'altra famiglia e l'ha avvicinato agli insetti adulti che, dal tronco, hanno cominciato a trasferirsi sul telaino. Spostato questo nel portasciami, lo ha posizionato in modo accessibile allo sciame e in poco tempo tutte le api sono entrate iniziando ad accudire la covata. Nemmeno le api abbandonano i cuccioli, anche se sono di un'altra famiglia. 



Certo, nella società delle api ci sono anche lati molto meno romantici, come il fatto di smettere di nutrire e lasciar morire di fame la regina quando non la ritengono più adeguata o il fatto che, al di fuori del periodo della sciamatura, la prima regina che nasce uccida tutte le altre  (infatti questa è l'unica tipologia di ape ad avere il pungiglione liscio, come quello delle vespe), ma anche questo gli occorre per mantenere in piedi le loro famiglie, con le quali sono praticamente un unico organismo. In ogni caso si tratta di insetti importantissimi, poiché sono fra i principali impollinatori delle piante e l'impollinazione è alla base della riproduzione vegetale. Circa il 75% della produzione agricola necessaria per l'alimentazione dipende in parte da questo delicato processo (fonte todai.it). In pratica i vegetali che coltiviamo esistono anche grazie alle api, che ne favoriscono la riproduzione, trasportando il polline di fiore in fiore, imbrattando con questo la loro soffice peluria e passando da uno all'altro. E voi dovreste vedere quanto sono buffe le api bottinatrici quando svolazzano con le "sacche" che hanno nelle zampe posteriori (corbicula) carichi di polline e miele, che poi vanno a depositare ordinatamente nelle cellette dei favi (il polline) o consegnano a altre api per farci il miele (il nettare).  Le bottinatrici però raccolgono anche propoli e acqua. Osservando le api nell'arnia si potranno notare alcune api che "ballano", muovendo il posteriore in modo ben preciso. Quel movimento serve a comunicare alle altre bottinatrici, a che distanza e in che direzione possano trovare grandi scorte di polline, nettare, propoli o l'acqua.

Le api ci forniscono miele, propoli, pappa reale e cera, ma la loro importanza principale, per l'uomo e non solo, dipende da ben altro: la campagna, la montagna, la collina, le dune costiere sono ricche di flora che non potrebbe esistere senza gli impollinatori e senza le piante non potrebbero esistere nemmeno gli animali, uomo compreso. In alcune aree del mondo, dove a causa dell'impatto umano (pesticidi, agricoltura intensiva, cambiamenti climatici, importazione accidentale di parassiti e malattie, ecc.) gli insetti impollinatori sono scomparsi o quasi, gli uomini devono effettuare l'impollinazione artificiale, poiché la mancanza di queste creature vuol dire carenza di cibo. Personalmente mi auguro di cuore che non diventi il mestiere del futuro.
Purtroppo l'uomo (volutamente scritto in piccolo) ha l'abitudine di chiudere il recinto solo dopo la fuga dei buoi, tuttavia, una volta fatto il danno non è detto che sia sempre possibile rimediare.
Le piante ci danno ossigeno, assorbono anidride carbonica, ci danno cibo, abbassano la temperatura, trattengono il terreno evitando il dilavamento e rendono più bello e colorato il mondo (e anche un po' pruriginoso per gli allergici, ma dai, possiamo farcela); le api e gli altri impollinatori permettono che le piante proliferino, e con esse la vita, al prezzo di un po' di nettare. In fondo non mi pare  uno scambio disonesto.


8 commenti:

  1. Infatti adesso che le api rischiano l'estinzione (o comunque una fortissima riduzione del loro numero) i risultati si cominciano ad avvertire. Per fortuna almeno per quanto riguarda questa specie siamo ancora in tempo per invertire la tendenza.

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    1. Ciao Nick,
      Il problema è che molta gente non riesce a capire e a percepire l'importanza degli impollinatori. Alcuni anni fa trovai un intero sciame morente nella piazza dietro casa mia; una distesa di api morte o agonizzanti in giro per tutta la piazza. Cosa sia successo non si sa. Il mio pensiero fu che qualcuno avesse trovato un alveare sul balcone o simili e invece di chiamare qualcuno per recuperarlo abbia pensato bene di eliminarlo. Nonostante avessi fin da piccola la fobia (non ancora del tutto superata anche se può non sembrare) degli insetti che pungono, a causa di un calabrone poco amichevole, mi venne il groppo in gola e rimasi con il magone per giorni. Tanta gente nemmeno se n'è resa conto. Questa cosa è grave. Se non cambiamo rotta immediatamente, cercando di diventare anche più sensibili rispetto a ciò che accade, non c'è molta speranza per noi e le altre creature viventi.

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  2. Un post davvero interessante e tu hai raccontato benissimo la vita dell’alveare. Quello delle api, come quello delle formiche, è un mondo interessantissimo per tutti, grandi e bambini, e tu lo hai reso davvero molto interessante attraverso parole e immagini. Brava Poiana e serena continuazione di giornata.
    sinforosa

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    1. Ciao Sinforosa,
      Sono contenta che ti sia piaciuto. Mia sorella mi sta insegnando piano piano l'arte dell'apicoltura, ma ancora ho tantissimo da imparare (anche perché ancora un po' di paura degli animali con pungiglione ce l'ho, anche se ringraziando il Cielo riesco a razionalizzare abbastanza bene queste piccole fobie). Secondo me bisognerebbe spiegare queste cose anche nelle scuole, perché l'educazione ambientale è fondamentale per crescere persone adeguatamente "sensibilizzate" alla salvaguardia del pianeta.
      Ti abbraccio.

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  3. ... il mondo delle api è davvero complesso e meraviglioso ...
    ... strano che siano salite sulla covata di un'altra famiglia...
    ... io sapevo che ogni colonia ha il proprio odore tipico e vedono come nemiche le api con feromoni differenti...

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    1. Ciao semola,
      Infatti è vero, ma evidentemente i feromoni della covata le attirano un po' come in tutti gli animali. È veramente difficile che abbandonino cuccioli della stessa specie e spesso accolgono anche quelli di specie diverse.
      Un abbraccio

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  4. Bel post, molto giusto Poiana.
    E' tanto che non passavo a trovarti. Ho sempre meno tempo per i giri.
    Passata per un saluto e per augurarti Buon sabato pomeriggio, migliore fine settimana ed ottimo resto di Primavera

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  5. Arwen ciao!
    Perdonami, hai commentato mentre ero al campo antibracconaggio e non ho potuto rispondere e poi mi è passato di mente.
    Ti ringrazio per essere passata. Anche io ci sono sempre meno, ma ogni tanto fa piacere fare un salto negli altri blog a salutare.

    Ti abbraccio e ti auguro serena notte, splendidi sogni e felice week end.

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