Google+ La Natura che ci circonda: rettili
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domenica 10 dicembre 2017

Ospite inatteso

Il bello di un agriturismo in campagna è la possibilità di stare a contatto con la natura, animali compresi; meno bello è quando, controllando che nella struttura sia tutto a posto, si trova un pezzo di quella natura all'interno. Ben inteso, se andando in un agriturismo mi trovassi qualche bestiolina davanti, non mi scandalizzerei più di tanto, sapendo come funziona la vita in campagna, anzi, mi farebbe anche piacere, ma so bene che non tutti gli avventori la pensano come me. Per questo motivo, quando mio padre mi ha detto di aver trovato un "aspidello" (termine che usa, non ho capito perché, per identificare la biscia dal collare, tutt'altro animale) di una ventina di centimetri in una delle camere e non essere riuscito a farlo uscire, ho capito che era il caso di intervenire rapidamente, sia per il serpente, sia per gli eventuali avventori. 
Già immaginavo cosa avrei trovato, ovvero un giovane biacco inferocito, che pensava di aver trovato un buon riparo per l'inverno. Così è stato. Ieri sono andata a cercare nella camera con un conoscente e lo abbiamo trovato ben nascosto in un angolo. Prenderlo non è stato possibile, perché il disgraziato, che appena disturbato ha fatto capire di non voler essere importunato, si era infilato mezzo dentro e mezzo fuori da un pozzetto elettrico. 


Dopo aver tentato invano di prenderlo, con una discreta paura di fargli male, abbiamo rinunciato per ritentare stamattina, sperando che si spostasse in qualche punto meglio raggiungibile.
Oggi l'ho trovato nel bagno, perfettamente allo scoperto, così sono riuscita a prenderlo immediatamente  (e lui mi ha ricambiata con un bel morso, ma essendo così piccolo nemmeno si sente). Ci tengo a precisare che il biacco è aggressivo se disturbato, ma assolutamente non velenoso.


Bellissimo, vero? 
Comunque, l'ho messo in un cestino della carta per trasportarlo e assicurarmi che stesse bene e poi sono andata alla ricerca di un punto idoneo per liberarlo. 


Pur non avendo gradito molto il mio intervento, devo dire che ha invece apprezzato la nuova casa scelta per lui. Spero che riesca a diventare un grosso biacco nero, divoratore di piccoli mammiferi, anfibi, sauri e altri serpenti (mangia anche le vipere, lo sapevate?), ma che d'ora in poi stia lontano dall'agriturismo.
Dove l'ho liberato? 
Sotto un bell'ulivo, cercato e scelto fra tanti per le piccole cavità presenti, che possa fornirgli  (almeno spero) un buon riparo dai predatori e un rifugio per il letargo invernale. 




mercoledì 11 maggio 2016

Ramarri: quando niente e quando "troppo"

Probabilmente mi avrete data definitivamente per dispersa; questa volta mi sono assentata veramente a lungo e vi chiedo scusa per questo periodo di trascuratezza, soprattutto agli amici blogger di cui ho disertato i blog. Prometto che mi farò rivedere nei prossimi giorni, anche se ci vorrà un po' per venire a trovarvi tutti. Almeno per un pochino sono tranquilla; i prossimi esami saranno a metà giugno, per cui mi posso prendere il lusso di una piccola pausa prima di ricominciare, anche se dovrà essere veramente molto breve. Tuttavia ne vorrei approfittare per riprendere un po' di post lasciati a metà e per continuare la storia di "Spiriti della Natura", che ho rovinosamente abbandonato sul più bello (non me ne vogliano gli amici lettori di questa mia piccola follia fantastica, ma ho provato ad andare avanti senza grandi risultati, per cui ho preferito interrompere momentaneamente per non rischiare di rovinare la storia. Ci sto lavorando). Intanto, comunque, ne approfitto per dedicarvi qualche altro scatto verde, rubato alla Natura nelle ultime settimane.

L'unica cosa per cui apprezzo le sessioni d'esame, è il fatto di avere la scusa per passare tutta la giornata a casa in campagna; la mattina mi preparo, carico i cani in macchina e scappo dalla città  (citando il titolo di un vecchio film). A trarne giovamento non sono solo io, ma anche i miei cani che non passano tutto il giorno annoiandosi in casa; almeno si divertono inseguendo lucertoline e sterminando talpe (due in due giorni ed oggi ne ho trovata un'altra che non avevo visto... e non c'è verso di fargliele lasciare in pace, poverine).
L'avete mai vista una talpa? Io sì, grazie ai miei cani, regolarmente morte! :(



Comunque, mattanza delle talpe a parte, mi piace il fatto di poter passare le pause studio passeggiando con Ciro ed Otto in giro per la campagna, trovando tracce e animali di vario genere e godendo dei colori e dei profumi della primavera, del ronzio delle api e del canto dei più svariati uccelli. La Natura in questo periodo è un tripudio di fiori ed erbe di vario genere, e brulica di vita in ogni suo angolo, anche quelli più nascosti. Salendo a casa mi sono imbattuta in un simpatico cardellino posizionato sulla cima di un ramo di mandorlo. Sembrava stare in posa, tutto impettito e cinguettante e, come al solito, ho rimpianto il fatto di non avere una macchina fotografica e dovermi arrangiare con il cellulare.



In questa stagione, nel giardino trovo ad attendermi una distesa di fiori di campo, assolutamente spontanei e meravigliosamente colorati, nonché circondati da laboriosi apidi intenti a succhiarne il nettare.







Uscendo in passeggiata con i cani, invece, oltre ai fiori e le erbe che si distendono a perdita d'occhio e le zecche che passeggiano allegramente addosso a noi (me compresa, anzi, me e basta perché i cani hanno il repellente - questo giusto per dire di ricordarvi sempre di ispezionarvi i vestiti dopo aver passeggiato in mezzo all'erba alta), mi imbatto sempre in diverse forme di vita animale, varianti dalla piccola formica al lungo biacco. Qualche volta il cane ha scoperto casualmente una quaglia intenta a ristorarsi nascosta in mezzo all'erba, ma più spesso ha disturbato colombacci, aironi guardabuoi e piccoli abitanti del microcosmo non molto apprezzati da molti: fra questi ultimi c'è una grossa cavalletta, che dopo l'assalto del cane è volata a nascondersi e mimetizzarsi sul ramo di un ulivo. Trovarla non è stato facile, ma eccola qui.




Per chi non la riuscisse a vedere, la cerchio.



Camminando mi imbatto anche in impronte di tutti i generi (a proposito, non siamo riusciti a capire a chi appartenesse l'impronta misteriosa; con molta probabilità un tasso, ma non lo sappiamo con certezza), resti di predazione di vari animali, tane e nidi di uccellini, penne, piume, pelli e tracce di vario tipo che mi diverto a cercare di capire a chi possano appartenere. In mezzo a tutto ciò, quello che mi sta capitando di incontrare spesso è un simpatico rettile di cui ho parlato qualche mese fa: il Ramarro

Sono pur sempre foto scattate con il cellulare,
abbiate pazienza...

Il maschietto qui sopra doveva aver attirato l'attenzione del mio cane, perché lui continuava ad annusare insistentemente dentro a quel pozzetto di cemento apparentemente vuoto; alla fine ho capito perché. Otto dev'essere una nuova razza di cane da caccia ai sauri: li trova tutti!
Se in 28 anni che giro nell'azienda ne ho incontrato uno solo, devo dire che nell'ultimo periodo sembra che questi lucertoloni si siano moltiplicati; se ad agosto un giovane maschio si termoregolava serafico in giardino, il giorno successivo all'incontro della foto soprastante, mentre mi aggiravo furtivamente intorno al laghetto per spiare eventuali uccelli acquatici, un fruscio fra le canne secche ha attirato la mia attenzione. Ho guardato di nuovo sperando in qualche incontro piumoso ed invece... non ho visto nulla! Solo guardando meglio, dopo qualche secondo ho visto un corpo verde arrampicarsi nel canneto. Ancora una volta sono stata ingannata dalle dimensioni: "ah, è un serpente!" Quel colore, tuttavia, non si addice molto alla popolazione nostrana di ofidi, per cui ho controllato meglio, notando l'inconfondibile testa bluastra sul corpo verde: un bel ramarro, probabilmente intento in una battuta di caccia. Devo dire che questo maschietto era piuttosto lungo e vederlo è stata una bella soddisfazione. E' rimasto un po' a farsi osservare e fotografare, guardandomi incuriosito da me quanto io lo ero da lui. Poco dopo, però, la mia attenzione è stata catturata da un secondo fruscio a pochi passi da me, questo notevolmente più intenso; un movimento in quella direzione ed ecco una bella gallinella d'acqua spiccare il volo, attraversare il laghetto sul pelo dell'acqua e posarsi sul versante opposto per sparire nuovamente fra le canne. Contenta dell'incontro mi sono rigirata verso il mio amico squamoso, ma anche lui era ormai sparito nella vegetazione.
A proposito... niente male come mimetismo, vero?


Ho proposto la foto su G+ con un maggiore ingrandimento chiedendovi se foste riusciti ad individuare l'animale, ma apparentemente nessuno c'è riuscito. La foto è questa:


Forse ora che si sa cosa cercare è più facile, ma nel dubbio aggiungo il solito cerchietto.

Tre incontri, tre maschi: ma le femmine?


Purtroppo questo è il meglio che ho potuto fare con lo smartphone; prima o poi comprerò una macchina fotografica, ma intanto... abbiate pazienza.

martedì 5 aprile 2016

L'albero del peccato

Ebbene sì, l'ho trovato! Ma si tratta di un ulivo, non di un melo. Di che sto parlando? Ma dell'albero del peccato sul quale il serpente ha tentato Eva. Eccolo qui:


Lo vedete? È mimetizzato fra i rami di questo ulivo. 
Va be' povero serpentello innocente... in realtà stavo semplicemente passeggiando in campagna con Ciro e Otto, quando ho sentito un fruscio sospetto. Ho guardato fra le fronde dell'albero pensando a qualche uccellino (magari un "Falco dalle piume argentee" :D) e invece ho visto una coda lunga muoversi e sparire fra le foglie. Ho indagato meglio ed ho trovato questo giovane biacco  (almeno presumo che sia un giovane biacco, visto che non sono riuscita a vederlo bene), impegnato ad arrampicarsi da un ramo all'altro per sfuggire al mio sguardo curioso. Molto curioso in effetti, perché di serpenti ne ho visti tanti, ma su un ulivo non mi era mai capitato. Come vedete, quando mi sono spostata per guardarlo "si è messo in posa", una posa che sta a dirmi: "prova ad andare oltre la semplice osservazione e a mettere la mano e ti faccio male!". Il suo timore comunque non è fondato: mi è bastata la sorpresa di incrociarlo,  poter assistere a questa attività di "caccia al nido" e scattare un paio di foto, anche perché l'ultimo biacco che ho dovuto maneggiare era lungo si è no 15 centimetri e mi ha massacrato le mani. 
Perché credo che sia un giovane biacco pur avendolo visto male? Semplice: l'ho chiesto all'esperto faunistico XD No, va be', a parte la conferma che mi ha dato lui, l'idea del biacco dipende dal fatto che la Natrix natrix, che ha una colorazione simile a questa, solitamente non si arrampica. Altri serpenti arboricoli di queste zone sono il Cervone e il Saettone, ma il colore non corrisponde, quindi, per esclusione e per il parere incontrastabile dell'esperto (che ovviamente non sono io), dico che è un biacco. 
Ora sono in giardino e ascolto il canto delle civette, che qui non dormono mai, e quello dei cardellini e delle rondini. 
Quanto mi piace studiare in campagna! ❤





Con questo post partecipo a:




domenica 25 ottobre 2015

50 sfumature di...camaleonti

Ciao a tutti! Oggi non sarà la vostra Poiana a scrivere, bensì io! Anna Massè, proprietaria di http://andlightwas.blogspot.com . Perché sono qua oggi? Per partecipare al concorso “Guest Blogger per un giorno”, proposto da Blogghidee! L’ iniziativa, fatta in onore dei ben 4100 iscritti alla community Blogger and Blog, prevede che un blogger sia ospitato da un altro e si faccia valere con un bel post.
E io sono l’ospite di Poiana per questa volta! Vi lascio alla lettura del mio guest-post, sperando che vi piaccia e vi incuriosisca, pertanto: buona lettura a tutti!

50 sfumature di… camaleonti!

Animali che hanno sempre catturato l’attenzione di grandi e piccini, i camaleonti (Chamaleonidae) sono una famiglia di rettili appartenenti al sottordine dei sauri. Sono famosi per le loro capacità mimetiche, la loro lunga lingua che cattura insetti molto velocemente e le loro sembianze che ricordano molto degli animali preistorici.
Negli ultimi decenni stanno diventando sempre più comuni nelle case, come rettili domestici o nuovi animali da compagnia. Scelta originale e decisamente non convenzionale quella di portarsi in casa un amico squamato!
Questi animali sono originari dell’Africa, Asia Minore e Medio Oriente, preferendo una vita sugli alberi dove possono nascondersi tra le foglie. Hanno abitudini diurne e anche se possono sembrare animali piuttosto pigri e noiosi, essendo in grado di rimanere perfettamente immobili anche per ore quando sono alla caccia di insetti, sono in realtà estremamente affascinanti. Si nutrono quasi esclusivamente di insetti catturandoli con la lunghissima lingua che talvolta supera il corpo in lunghezza, alla fine della quale vi è una protuberanza muscolare ricoperta di muco appiccicoso che permette di afferrare la preda con più facilità. Non possiedono orecchie ma percepiscono alcune vibrazioni, che utilizzano come mezzo per comunicare tra individui della loro specie, producendole facendo oscillare foglie e rami.
Vi sono centinaia di sottospecie diverse di camaleonti, tra cui:

il popolarissimo Chamaeleo calyptratus


O il particolarissimo Trioceros jacksonii


E il preistorico Calumma parsonii, che ricorda moltissimo un triceratopo secondo me!


O ancora, il coloratissimo e vistoso Furcifer pardalis ambilobe



Ma vediamo ora qualche curiosità! 

È vero che i camaleonti cambiano colore? 
Si, è vero seppur questa caratteristica sia spesso sopravvalutata. Alcuni camaleonti possono cambiare colore grazie a delle particolari cellule denominate cromatofori, presenti nel derma, che contengono diversi pigmenti. Queste cellule, presenti anche in altri animali quali seppie e polpi, vengono stimolate da ormoni e neurotrasmettitori (come la noradrenalina) causando la concentrazione o diffusione della melatonina sulla pelle facendola apparire più chiara o più scura. Da che cosa è indotto questo cambiamento di colore? Molti di voi potranno pensare si tratti di mimetismo, il che è solo in parte vero. I camaleonti infatti cambiano colore in base a diversi fattori: la variazione della temperatura, che porta l’animale a essere più chiaro per riflettere una maggiore quantità di luce ed abbassare la sua temperatura corporea oppure più scuro nei mesi freddi in modo da assorbirne una maggiore quantità e aumentare la sua temperatura interna;



la presenza di altri animali che nel caso dei maschi assumono colorazioni più vistose per intimidire possibili rivali della stessa specie ed attrarre le femmine, oppure più chiare in segno di sottomissione; lo stato di salute, umorale, soprattutto nel caso delle femmine gravide che tendono ad avere colorazioni più scure in modo da evitare stress e pericoli, e infine per questioni di mimetismo in modo da facilitare la predazione di insetti o proteggerli nel caso un predatore sia nei paraggi.



Per chi non lo sapesse, inoltre, in Italia sono preseti diverse specie di camaleonte che fanno parte della fauna tipica di alcune zone del sud. Recentemente è stata scoperta la presenza del camaleonte comune (Chamaleo chamaleon) in Calabria. Dopo più di vent’ anni di ricerca, lo scorso 25 settembre è stata trovata una piccola colonia di Camaleonte Mediterraneo in un uliveto vicino a Reggio Calabria. 

E se questo ritrovamento fosse stato causato da una distrazione di qualche allevatore che si è fatto scappare il camaleonte da casa? 

Molto improbabile, perché se fosse stato così non avrebbe colonizzato intere zone riproducendosi, non riuscendo ad adattarsi alle normali temperature ambientali, nettamente diverse da quelle riprodotte artificialmente nel terrario.
Quindi possiamo dare il benvenuto a questi animali esotici, strani ed unici che adesso sono parte del patrimonio della fauna della nostra nazione! E ovviamente sono protetti, quindi toglietevi dalla testa di mettervi nella borsa del mare un camaleonte da portarvi a casa la prossima volta che andrete in vacanza in Calabria. Se siete interessati al loro allevamento ricordate: prima si studia poi si compra. Non fate la sciocchezza di comprare un animale che poi non sapete gestire e vi morirà nel giro di poche settimane.


Di seguito trovate il link specifico con i metodi di allevamento di ciascuna specie reperibile in commercio: http://camaleontiamoitalia.weebly.com/

mercoledì 12 agosto 2015

La lucertola color smeraldo

Ricordo che quando vidi questo sauro per la prima volta ero a casa in campagna,  intenta ad allenarmi a ping-pong contro la metà opposta del tavolo. Ero abbastanza piccola, intorno ai 13-14 anni. Guardai la portafinestra e, in contro luce, vidi la sagoma di una lucertola che si affacciava per entrare. Mi avvicinai per fare uscire il rettile e gridai spaventata chiamando mia madre, perché mi ritrovai davanti quello che forse mi sembrò un serpente con le zampe. L'animale in questione era lungo intorno ai 45 cm e quando arrivò mia madre si allontanò come un razzo. Lei mi spiegò che si trattava semplicemente di un ramarro, una lucertola un po' cresciuta, che in effetti non aveva mai visto dalle nostre parti. Guardai bene l'animale prima che sparisse del tutto e notai il colore verde brillante e l'azzurro che si trovava sulla testa. Dopo quello non mi è mai più capitato di incontrarne dalle mie parti, se non qualche giorno fa dopo circa una quindicina d'anni da quando feci conoscenza con questa grossa lucertola. Di recente mia madre mi ha fatto vedere una foto scattata su una pianta del nostro giardino, rappresentante un giovane ramarro maschio, tranquillamente accomodato nel vaso. Sono uscita a vedere ed il sauro si trovava ancora lì, crogiolandosi fra l'ombra e la luce solare che traversava le foglie.


Nonostante gli abbia scattato numerose foto, il giovane ramarro non ha fatto una piega rimanendo fermo a farsi immortalare. Dopo qualche ora ha deciso che era ora di andarsene, ma si è ripresentato qualche giorno dopo vicino alla porta finestra, laddove io ebbi il mio primo incontro con il suo predecessore.

Ma esattamente che cos'è il Ramarro?
Vi potrei semplicemente rispondere che si tratta di un sauro diurno appartenente alla famiglia Lacertidae, presente in tutta Italia ad eccezione della Sardegna, ma non credo che sarebbe un'informazione molto esaustiva.
E allora aggiungiamo che il nome scientifico  di questa specie è "Lacerta bilineata", quindi si tratta di una lucertola a tutti gli effetti, che ha però dimensioni maggiori rispetto a quelle delle comuni lucertole a cui siamo abituati, che ha una bella colorazione verde smeraldo e che è dotato di una grande velocità. Potrei anche finire qui, forse, ma non sono soddisfatta e credo che non lo siate neanche voi.



Soffermandoci sulla livrea, si nota che è leggermente diversa nel maschio e nella femmina, soprattutto nella stagione degli amori quando le guance e la gola del maschio assumono un bel colore azzurro; per il resto, esso presenta una fine punteggiatura nerastra sul dorso. La femmina ha invece colorazione che può variare dal verde al beige e presenta delle striature longitudinali  chiare sul corpo, accompagnate anche in questo caso da fini punteggiature.
I maschi sono molto territoriali e combattono fra loro per il territorio e la conquista della femmina, mostrando all'avversario il blu della gola e schioccando rumorosamente la coda. La stagione degli amori si colloca a primavera, dopo il letargo invernale; in seguito all'accoppiamento la femmina può deporre un gran numero di uova (fino a 20).

Sono principalmente insettivori, alimentandosi di larve, artropodi e  invertebrati vari, ma possono integrare la dieta anche con alimenti vegetali. Le loro prede, comunque, normalmente sono più grandi di quelle delle altre lucertole. C'è da dire, inoltre, che lui stesso può essere preda di serpenti come il Biacco e la Natrice.
Come nel caso degli altri lucertidi, anche il Ramarro è capace di far ricrescere la coda che viene recisa volontariamente in un punto ben specifico; la pratica di "perdere" la coda, detta "autotomia", può essere un'efficace arma di difesa, poiché questa estremità è dotata di terminazioni nervose che ne permettono il movimento fino ad alcuni minuti dopo la separazione dal corpo, per cui può essere un valido motivo di distrazione per predatori e avversari, dando al sauro il tempo necessario alla fuga. La coda persa ricresce poi in breve tempo, grazie alla ricchezza di cellule staminali del punto di rottura. A volte può verificarsi che la coda non si stacchi completamente e così ne cresca una seconda accanto alla prima. Se si rompe in punti diversi da quello stabilito, l'estremità non ricresce.



L'habitat del Ramarro è costituito da prati con fitta vegetazione e boschi assolati. Non di rado lo si incontra presso zone umide. Pur frequentando le zone assolate e praticando la termoregolazione, non è un amante delle giornate troppo calde.

Se si sente minacciato può difendersi mordendo, ma non è una specie velenosa, né causa dolori particolari. In ogni caso si tratta sempre di un animale selvatico  (protetto), per cui è bene non disturbarlo e limitarsi ad osservare i suoi bei colori sgargianti da lontano.
Sebbene sia ancora molto diffuso, la sua popolazione sembra essere in declino, motivo per cui bisognerebbe ancora di più cercare di preservarlo.


sabato 8 agosto 2015

Strani incontri sotto il Sole

Se è vero che chi tace acconsente è altrettanto vero che non rischia di dire fesserie. Nel dire ciò mi riferisceo ad un articolo di giornale letto su internet, in cui si cerca di tranquillizzare i bagnanti di una spiaggia riguardo ad un curioso incontro sul bagnasciuga Un po' di tempo fa, infatti, un ragazzo ha postato su un noto social una fotografia scattata dallo stesso mentre si godeva una tranquilla giornata di mare. Lo scatto in questione ritraeva un non meglio identificato serpente intento a strisciare fuori dall'acqua salata. Inutile dire che fra la gente si è scatenato il panico.
Ora, io sono venuta a sapere di questa strana immagine giorno 8 luglio, poiché una mia collega me l'ha inviata con la didascalia: "secondo te è possibile?". Ovviamente la domanda era dettata dal terrore di trovarsi davanti un serpente durante l'atto beato di una rilassante nuotata refrigerante, soprattutto in considerazione del fatto che lei ha la fobia dei rettili; forse si trattava di una domanda con una speranza di risposta rassicurante,  del tipo £nooo, tranquilla, è sicuramente un fotomontaggio", oppure "si, è possibile ma in altri continenti". Tuttavia, la mia sentenza dev'essere stata una doccia fredda: dalla tastiera del mio cellulare è comparsa una frase forse poco rassicurante per gli ofidiofobici "si, è possibile, sebbene non molto comune! Sai dirmi se nelle vicinanze c'è la foce di un fiume?". A risposta positiva non ho avuto dubbi e la mia conferma è arrivata precisa, puntuale e, probabilmente, non indolore per la collega: la foto è vera e può essere tranquillamente stata scattata dove è stato dichiarato, poiché il rettile in questione è una Natrix natrix o Biscia dal collare (anche detta Biscia d'acqua) e può essere giunta a mare trascinata dalla corrente del fiume mentre vi nuotava dentro; poi, appena trovato un punto in cui poter approdare, il sinuoso animale si è rifugiato sulla spiaggia, dalla quale spero e mi auguro sia andato via sano e salvo (seppure ho i miei dubbi).
La faccenda sembrava essere finita lì, ma dopo qualche tempo mi è capitato il suddetto articolo, che mi ha fatto sorgere un minimo dubbio, poiché questo signore si occupa di fauna selvatica da oltre vent'anni; dal canto mio, tuttavia, anche io non sono l'ultima degli sciocchi e della mia versione ero più che certa, anche perché, come insegnano a medicina veterinaria, per fare una diagnosi di malattia rara si devono prima di tutto escludere le soluzioni più semplici tramite le diagnosi differenziali. Ho rigirato la foto e l'articolo a chi ritengo fra i massimi esperti del settore nell'ambito delle mie conoscenze, chiedendo se si trattasse di un giovane cervone (l'adulto è totalmente diverso, seppure alla Natrix il giovane non ci assomiglia nemmeno da lontano) e questi amici mi hanno confermato la mia "diagnosi", cosa fatta indipendentemente anche da un altro amico che ha letto l'articolo che avevo condiviso sul social (questo giusto per sottolineare che prima di parlare cerco conferma). Ho anche confrontato foto di cervone, natrice e, già che c'ero, per non escludere nessuno,  anche di vipera con quella dell'articolo e ciò mi ha dato maggiore conferma.
Io credo che il signore in questione abbia volontariamente parlato di cervone per rassicurare i bagnanti, ma so che, per onore del vero, bisogna mettere al corrente le persone di come stanno realmente le cose e spiegare come comportarsi. Se si va a mare in vicinanza della foce di un fiume, quindi, sappiate che può capitare di fare questo genere di incontri, non tutti giorni per carità, ma è comunque possibile. Come comportarci se dovesse capitare? Niente di più facile!
Siccome, come sanno i miei magnifici lettori perché l'ho già spiegato abbondantemente qui, la Natrix natrix è un serpente totalmente innocuo e nemmeno mordace, le cose da fare sono due: allontanarsi e lasciarla in pace. Se poi, per un caso fortuito, si trova nelle vicinanze qualcuno a cui non fanno schifo i serpenti, questo può prenderla delicatamente e spostarla in zone meno "trafficate" e più idonee alla sua presenza, in modo che a nessun deficiente possa venire in mente di ucciderla. Questo comportamento è adeguato a qualsiasi specie di serpente nostrana ci troviamo davanti, con un'attenzione particolare per la vipera, che per quanto non sia mordace si difende e, come tutti sappiamo, è velenosa, per cui è meglio limitarsi a spostarsi e lasciarla allontanare in tranquillità, magari inducendola ad allontanarsi facendo un po' di rumore.
Ricordo nuovamente che in Italia tutta la fauna selvatica è protetta, con l'eccezione di rana esculenta, topi, ratti e similia (non mi pare di dimenticare nulla), motivo per cui uccidere un serpente, di qualsiasi specie si tratti, è reato, oltre ad essere una pratica sciocca e dannosa: i serpenti mangiano, fra le altre cose, topi e ratti, e sono più efficaci di qualsiasi gatto poiché possono inseguire i roditori in pertugi in cui i gatti non possono giungere. Occhio, dunque, a non ritrovarvi invasi da fastidiosi e dannosi micromammiferi per non dover tollerare degli innocui e discreti rettili....


lunedì 28 luglio 2014

Un serpente sfortunato

Eh si, io non sto troppo bene di testa, ormai ne sono certa...
Oggi mi stavo recando all'università per un esame percorrendo una stradina interna, quando la mia attenzione è stata attirata da una cosa nera quasi in mezzo alla strada: "sicuramente un biacco morto investito! Peccato però, era bello grosso..."
Passando accanto al serpente con la macchina mi è sembrato di vederlo muovere, così ho fatto retromarcia e mi sono fermata a vedere. In effetti era ancora vivo, quindi ho messo le quattro frecce e sono scesa afferrandolo dalla testa per caricarlo in macchina. Andando verso l'università ho contattato un veterinario del centro per vedere se fosse da quelle parti per venire a soccorrere lui il colubride, visto che non mi era possibile andare direttamente al centro recupero; purtroppo, però, arrivata all'università ho trovato il serpente morto in macchina... a quel punto ho preferito portarlo in campagna e lasciarlo davanti la tana di un tasso, in modo che almeno la sua morte non sia stata del tutto vana. Domani vi saprò dire se il tasso ha gradito il pensiero.... intanto ho sicuramente approfittato dello sfortunato animale per scattargli qualche foto da utilizzare in educazione ambientale.
Ecco a voi il Biacco, serpente mordace ma non velenoso, nella sua versione melanica:








Se doveste incontrarne uno lasciatelo tranquillo e lui continuerà per la sua strada, proseguendo con il suo utilissimo contributo nella lotta ai topi.  Anche se vi fa paura vi basterà non disturbarlo o battere i piedi a terra per farlo scappare.
RICORDO CHE I SERPENTI SONO ANIMALI PROTETTI E CHE UCCIDERLI E' UN ATTO ILLEGALE OLTRE CHE INCIVILE!

martedì 1 luglio 2014

Un serpente d'acqua

Ok, dopo l'ultimo post scritto in un momento di esaurimento da caldo e da stress, torniamo agli argomenti utili.
Spero che nessuno di voi abbia paura dei serpenti; in caso contrario fate ancora in tempo a smettere di leggere... io non mi offendo, ma voi perderete l'occasione di scoprire qualcosa d'interessante. ;)


Partiamo subito col dire che il rettile in questione non è velenoso, ma un più che innocuo colubride, che per qualche astruso motivo viene spesso scambiato per una vipera; dalle mie parti, addirittura, a volte lo chiamano "aspide".
La Natrice dal collare o Biscia dal collare, è un serpente che ama i terreni umidi dove siano presenti corsi d'acqua, stagni o laghi; questo serpente è infatti un ottimo nuotatore, che a volte si trova anche nelle vasche da giardino, dove solitamente si tengono pesci o tartarughe palustri (in quest'ultimo caso è bene che le vasche siano recintate in modo da non permettere alle testuggini di fuggire; il motivo l'ho spiegato qui). Al suo habitat è ovviamente legata la sua alimentazione, costituita principalmente da anfibi, ma che comprende anche pesci e piccoli mammiferi.
Solitamente ha un colore grigio-verdastro o marroncino, con un caratteristico collare giallo (da cui il nome).
Se non per la colorazione, la Natrice (Natrix natrix) è facilmente distinguibile dalla Vipera (Vipera aspis) per alcune caratteristiche:

  • la forma della testa, che nella seconda ha una conformazione più triangolare a causa della presenza delle ghiandole velenifere;
  • la forma della pupilla, che nella prima è tonda, mentre nella seconda è verticale ellittica; 

http://www.naturamediterraneo.com/rettili/vipera%20aspis.jpg
Vipera aspis. Notare la forma di testa e pupilla.

  • La coda, affusolata nella Biscia e tozza, corta e ben distinta dal corpo, nella Vipera.
http://www.parcoforestecasentinesi.it/pfc/images/cartella_flora_fauna/19.jpg
Vipera aspis. Notare la coda corta e ben distinta. 


In un caso o nell'altro, comunque, c'è ben poco da preoccuparsi, perché entrambe non sono mordaci; soprattutto l'aspide, non ha nessuna convenienza a mordere l'uomo, in quanto questo non costituisce una sua preda e la tossina gli occorre come arma da caccia e non da difesa. La produzione di questa sostanza richiede tempo e dispendio energetico, e dopo il morso, l'animale non può predare fino alla formazione di nuovo veleno; di conseguenza è facile intuire come la Vipera non abbia nessun interesse a morderci, se non le diamo fastidio e non si sente minacciata (ovviamente se la calpestiamo o cerchiamo di ammazzarla il discorso è diverso), per cui tende più che altro a fuggire. 
La Natrix, invece, non solo non è velenosa e non ha tendenza ad essere mordace, ma anche nei casi in cui attacca l'uomo, morde raramente! Questo serpente, infatti, quando si sente minacciato risponde prima di tutto con un atteggiamento terrifico (ovvero atto a spaventare e dissuadere l'avversario), mettendosi in posizione d'attacco ed emettendo un forte soffio; nel caso in cui ciò non dovesse funzionare, allora il rettile attacca veramente, ma dando semplicemente dei colpi di muso, senza mordere. Se nemmeno questo funziona, l'animale attua la tecnica di cui è maestro: la tanatosi. Questo atteggiamento (dal greco "thanatos", ovvero "morte"), molto utilizzato dagli animali,  consiste nel fingersi morto per dissuadere i predatori, che nella maggioranza dei casi non si nutrono di carcasse.
http://www.herp.it/images/Colubridae/ReSeCoNaNaA0011.jpg
Tanatosi.
  La Natrice si rigira sul dorso restando immobile e, per rendere la recita più convincente,  libera dalla cloaca una sostanza maleodorante. Altre specie carnivore, invece, sfruttano questa tecnica per attirare gli uccelli necrofagi e predarli.

Quindi, ricapitolando: abbiamo imparato che se incontriamo un serpente, la cosa migliore da fare e lasciarlo in pace e proseguire per la nostra strada, che le vipere non hanno interesse a moderci e che le natrici non sono velenose... C'è un'ultima cosa da aggiungere: qualsiasi colonia felina non potrà mai sostituire l'azione dei serpenti nella caccia ai topi e ai ratti. I rettili, infatti, sono in grado di inseguire e predare i roditori in pertugi in cui i gatti non riescono ad arrivare.
Ora, non dico di fare come mio padre che, quando ero piccola (e secondo me lo fa ancora), se un serpente gli attraversava la strada, inchiodava per lasciarlo passare dicendogli pure "prego, prego, signora serpe, passi pure!", però provare a conviverci pacificamente, può essere un vantaggio per entrambi; e se proprio non ci riuscite.... ci sono le guardie ambientali! Non c'è bisogno di ucciderli (cosa illegale, oltre che stupida), basta chiamare qualcuno come forestale, guardie ambientali, centri recupero, WWF, ecc., che possa prendere il serpente e trasferirlo in posti in cui sia più gradito, com'è successo alla Natrix delle foto. :) 


venerdì 27 giugno 2014

Un antizanzare biologico

Qualche anno fa, un amico mi raccontò che nella stanza d'albergo di non so quale Paese, ogni sera, prima di andare a dormire, trovava un geco sul muro. Regolarmente lui lo cacciava e regolarmente la sera se ne ritrovava uno in camera. Quando lo fece presente al personale dell'Hotel, scoprì che erano loro stessi a mettergli il simpatico animaletto nella stanza, come rimedio contro le zanzare. Ora, io non so se questo sia vero o se mi stesse prendendo in giro, ma devo dire che l'idea non è malvagia; i gechi, infatti, sono molto golosi d'insetti ed ha volte può capitare di vederli nascosti sotto le lampade a muro dei giardini, per catturare e mangiare ciò che viene attirato dalla luce. 
Ne esistono diversi tipi e a noi probabilmente sono capitati i più bruttini.



Ringrazio infinitamente il mio amico Alessio V. per la foto

Dico così perché i gechi nostrani presentano un colore grigio maculato, che risulta ottimo per mimetizzarsi, ma che non li rende molto attraenti.
Esistono dei loro parenti, con abitudini prettamente diurne, però, che hanno un aspetto decisamente più piacente; un esempio è il Geco diurno del Madagascar.

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiR4jwLvebZcRviKUGQKlkxp-LD5bMKhp-GK8zsHgg8BhKE7fxPutoOwpZLkaB2yQ-zG0MmXAJq26oDJcSJ3wGehycMNjnly9w8dDIH8P0v2nE6Td9r8aT7y_0oowWq4VqyOBOuA1N8XQ/s400/Phelsuma-grandis.jpg

Queste specie presentano colori accesi e brillanti, per potersi mimetizzare con la vegetazione.
A prescindere dal loro aspetto, tuttavia, i gechi hanno diverse caratteristiche interessanti.
Prima di tutto sono gli unici rettili viventi allo stato naturale (ovvero non importati) nei Paesi temperati, ad essere in grado di produrre un suono e non semplicemente dei sibili; in secondo luogo hanno la capacità di aderire a qualsiasi superficie, senza necessità di secernere liquidi o gas, grazie alla struttura delle loro zampe, che contengono una miriade di minuscole setole adesive; la vista dei gechi notturni, poi, è sviluppatissima con una capacità di percezione luminosa fino a 350 volte superiore a quella umana; alcune specie hanno capacità mimetiche e soprattutto, ultima caratteristica ma non da sottovalutare, come già detto si nutrono di insetti, quindi anche di zanzare. Diciamo che forse non sono esattamente i nostri animali preferiti, però sono utili, innocui per l'uomo, timidi e mimetici. Meglio di così....

Ringrazio infinitamente il mio amico Alessio V. per la foto


Mi è capitato di trovarne uno in camera a giugno. L'ho inseguito per tre giorni tentando di sfrattarlo dalla stanza (giusto per evitare di svegliarmi la mattina con lui a fissarmi), ma alla fine ha sempre vinto lui. Forse è ancora nascosto da qualche parte, questo non lo so... so di certo che quest'anno non ho trovato zanzare in camera da letto e forse devo ringraziare anche lui (oltre al pipistrello che mi svolazzava per casa).





mercoledì 14 maggio 2014

Testuggini palustri americane: predatori subacquei e pericolo per l'ecosistema

Facendo un lavoretto, mi sono ricordata che alle Trachemys scripta, non ho dedicato nemmeno un angolino. Peccato, perchè l'argomento è interessante e perchè è bene sapersi comportare, soprattutto quando queste crescono e non si sa più dove metterle.
Ce le avete presenti le Trachemys, no? Sono quelle adorabili e minuscole testuggini che ci propinano a tutte le fiere o nei negozi d'animali, solitamente insieme ad una scorta annuale di gamberetti secchi per alimentarle e alla vaschetta in plastica con l'isolotto e la palma. Appartengono a due sottospecie diverse: la T. scripta elegans o tartaruga dalle orecchie rosse (in riferimento al colore rosso delle strisce ai lati della testa) e la T. scripta scripta o tartaruga dalle orecchie gialle. Della prima è vietata l'importazione ed in alcune regioni la vendita.
T. scripta scripta si termoregola sul bordo di un laghetto

Tornando a noi, eravamo rimasti alla fiera in città, dove ci tirano dietro queste benedette tartarughine con annessi mangime e vaschetta. E perchè no, in fondo?! Sono piccoline, basta una vaschetta sul balcone, qualche gamberetto secco e cambiare spesso l'acqua, per poter mantenere questi graziosi animaletti. 
Ma sarà davvero così?
Partiamo subito col dire che quella confezione di gamberetti secchi che danno insieme alla tartarughina possiamo tranquillamente buttarla, in quanto quei "cosi" hanno lo stesso valore nutritivo della segatura; dategli solo quelli (che fra l'altro puzzano enormemente) e tempo qualche mese avrete il vostro nuovo animaletto in ipovitaminosi A, con gonfiore degli occhi, mantenuti sempre chiusi, e inappetenza; poi c'è anche la carenza di vitamina D, che comporta la malformazione del carapace e l'alterazione dello sviluppo scheletrico....insomma: i gamberetti secchi proprio non vanno bene. 
La classica vaschetta con la palmetta di plastica che ci vendono insieme alla tartarughina, inoltre, non va bene nemmeno, perchè questi animali hanno bisogno di vasche grandi, organizzate in parte come un terrario, che gli permettano, quindi, di stare in acqua ma di uscirne quando vogliono per termoregolarsi al Sole (che noi, da fantastici proprietari quali siamo, prontamente sostituiremo con le meravigliose lampade per rettili che vendono nei negozi specializzati). Tutto questo è necessario per evitare l'insorgenza di patologie; se poi invece si ha una vasca in giardino abbastanza grande, ben venga; risparmiamo un sacco di soldi e di fatica.

Tre Trachemys scripta nuotano in un laghetto

Suggerimento: evitate di metterle nell'acquario con i pesci; sono onnivore! Una ragazza c'ha provato e s'è trovata il combattente decapitato (dieci e lode per la furbizia!).

Ok, ora però l'ho comprata; per sistemarla ho il mio bel giardino con un fantastico laghetto artificiale con tanto di gioco di spruzzi d'acqua e coppia di cigni  reali per i miei momenti ludici e romantici (rigorosamente recintato per non permettere eventuali fughe dei rettili)... ma mica posso farla morire di fame!
Cosa gli do da mangiare?
Le Trachemys, da piccole, hanno una dieta prevalentemente carnivora e si nutrono principalmente di insetti, larve e piccoli invertebrati - il che fa si che siano un toccasana contro le zanzare e gli altri insetti che hanno le forme larvali in acqua-; possiamo quindi usare i soliti bigattini e lombrichi (che si trovano come esche nei negozi per la pesca), e dei pesciolini di lago o di fiume dati freschi (avete presente Sampei? Ecco, quando non avete niente da fare, invece di sbragarvi sul divano davanti alla TV, prendete un retino ed andate a pesca nello stagno dietro casa - chi, al giorno d'oggi, non ha uno stagno dietro casa?! - stile Konrad Lorenz in "L'anello di Re Salomone"). E' importante variare la dieta e integrarla anche con alimenti vegetali che apportino i giusti quantitativi di vitamine (fra le varie possibilità abbiamo tarassaco, cicoria, radicchio ed ortica; quest'ultima va lasciata essiccare per 24/48h in modo da perdere le proprietà urticanti).
Quando le testuggini crescono la dieta cambia, poiché cambia anche la profondità a cui vivono questi animali, per cui, da prevalentemente carnivora, diventa onnivora, con l'incremento quindi dell'utilizzo di alimenti vegetali (in natura le piante acquatiche che si trovano sul fondo).
T. scripta scripta adulta.
Notare le proporzioni rispetto alle dimensioni della mano
Solitamente, però, (e qui casca l'asino) quando arrivano a questa età le dimensioni non sono più quelle delle "cosettine piccine piccine" che ci hanno rifilato alla fiera, ma sono diventate quelle di un animale con un carapace di una buona quindicina di cm e con la voracità di Bear Grylls davanti ad un maiale selvatico dopo una settimana di digiuno.
Allora, pian pianino, l'amante degli animali di turno, che comincia a rendersi conto che la sua amica verde non è più gestibile, comincia a pensare a come disfarsene e, siccome c'è affezionato, cerca il modo migliore per lei.
A questo punto arriva la genialata!!!
"La libero nel lago/fiume qui vicino, così me la tolgo dai piedi e nello stesso tempo lei è libera nel suo ambiente!"
E qui il calcio nel sedere te lo meriti doppio: il primo, perchè prima di comprare un animale, sia anche un lombrico, DEVI informarti sulle sue necessità, sul modo di mantenerlo, sui costi e sul tipo di gestione e sulle dimensioni che raggiunge; il secondo, perchè liberando una specie alloctona (dicesi di qualsiasi specie che si sia sviluppata ed evoluta in un luogo differente da quello in cui si trova) nei nostri fiumi e nei nostri laghi, vai a creare un danno gravissimo all'ecosistema. 
Le migliaia di Raffaello, Donatello, Michelangelo e Leonardo (ebbene si, per chi non lo sapesse le Tartarughe Ninja sono proprio loro), che sono state liberate nei nostri territori, si sono adattate, andando a
Gruppo di Trachemys scripta che si termoregola sul ponticello di un
laghetto artificiale.
competere con un'altra specie: la Testuggine palustre europea o Emys orbicularis (motivo per cui l'importazione delle T. scripta elegans è stata vietata). Questo rettile nostrano è un po' più piccolo e meno vorace delle cugine americane, con le quali entra in competizione; sta via via diminuendo di numero ed anche se si trovano ancora individui come quello che è stato liberato durante la Festa delle Oasi 2014, è ormai diventato abbastanza difficile avvistarle. Al contrario, se durante la bella stagione, con il Sole, andate a fare una passeggiata lungo fiumi e laghi, non è improbabile trovare molte Trachemys che si termoregolano sul terreno.
La presenza delle Trachemys spp. nel nostro paese, sta contribuendo alla non poi così lenta sparizione della Emys orbicularis, protetta dalla Convenzione di Berna del 1979, ma che molti di noi non sanno nemmeno cosa sia (non c'è niente di male! Io stessa credevo che fosse un mostro preistorico la prima volta che l'ho vista). 
Quando decidete di prendere una tartaruga, prima di andare al negozio, assicuratevi di poterla mantenere fino al termine della sua lunga vita (circa 30-35 anni) e poi, magari, prima di comprarla chiedete in giro se c'è qualcuno che deve darla via e prendetevi la sua; ma soprattutto, dopo aver comprato una Trachemys, come qualsiasi altro animale, non ve ne disfate liberandola in giro!!!

Emys orbicularis in un corso d'acqua

Emys orbicularis adulta