Google+ La Natura che ci circonda: Dalle querce al caffè; e che c'entrano?

lunedì 27 ottobre 2014

Dalle querce al caffè; e che c'entrano?

Nel post precedente, parlando di habitat ho nominato il Cerro e la Roverella, due specie di quercia molto belle ed in passato utilizzate dai nostri antenati per... no, non ve lo dico! O meglio, ve lo dico, ma dopo, alla fine del post... o forse a metà, chissà! Curiosi? Be', non vi resta che leggere fino in fondo e scoprire a cosa servivano queste belle piante.

Entrambe sono rappresentanti della famiglia Fagacea, piante legnose dalla caratteristica disposizione alternata delle foglie, nonchè monoiche, ovvero non presentano individui di sesso differente, ma lo stesso albero può produrre gameti maschili e femminili (solitamente però non avviene l'autofecondazione, impedita da una serie di meccanismi interni).

Il Cerro (Quercus cerris) è un albero che può raggiungere anche i 30-35 metri d'altezza, con tronco dritto, slanciato e molto ramificato. La corteccia, di colore grigio, è molto dura ma nelle piante adulte diventa più spugnosa e fessurata. Le foglie sono grigio-verdi con morfologia eterogenea e soprattutto in giovane età presentano una peluria sulla faccia inferiore.
La chioma viene sviluppata maggiormente in altezza che in larghezza ed intorno ai due anni di età si adorna dei caratteristici frutti: le ghiande. 

Il Cerro è considerato ottimo per il bosco ceduo, dal quale si ottengono legna e carbone, ma è utilizzato anche per produrre i manici di utensili da lavoro; avendo una minore qualità di quello di altri tipi di querce, tuttavia, l'utilizzo principale è quello di combustibile o nella costruzione delle traversine ferroviarie, dopo averlo impregnato di bitume. La sua corteccia, ricca di tannino, è invece pregiata: il tannino viene utilizzato per conciare le pelli, ammorbidendole ed impedendone la putrefazione.
Bellissimi boschi di cerro di trovano l'ungo tutto l'arco appenninico e nelle isole, ad eccezione della Sardegna; la presenza del Q. cerris in prossimità dell'arco alpino è resa piuttosto difficile dalle basse temperature e quindi piuttosto rara.


La Roverella (Quercus pubescens), spesso chiamata semplicemente "quercia" in quanto si tratta del più diffuso rappresentante del genere in Italia, ha la caratteristica di mantenere le foglie secche attaccate ai rami anche nel periodo invernale. Al contrario del Cerro che dà fusti piuttosto dritti, la Roverella cresce nodosa e contorta, mantenendo un'altezza minore (20-25 metri) ed una chioma molto ampia ed irregolare. La corteccia ha colore grigio-bruno e presenta fin da giovane fessurazioni nella sua struttura. Le foglie hanno colore verde e sono glabre sulla faccia superiore e pubescenti su quella inferiore; la peluria caratterizza anche le gemme e questa caratteristica facilita il riconoscimento della specie al tatto. 
Il legno fa parte di quella tipologia di legname "duro" con una lenta combustione ed ottimo potere calorifico, che lo rende molto apprezzato come legna da ardere; in passato era anch'esso utilizzato nella costruzione delle traversine ferroviarie. 
Sembra che alcuni esemplari possano vivere fino a 1000 anni, con diversi metri di diametro del tronco (se a nessuno prudono le mani).

Anche questa pianta produce le ghiande rendendola, insieme al Cerro,  una pianta molto amata dall' "Uccello dai 99 canti", ovvero la Ghiandaia (vi sembrava davvero possibile che non infilassi almeno un animale in mezzo a questa lezione di botanica?). Questo corvide ha questo strano soprannome a causa della sua capacità di imitare il verso degli altri uccelli, ma la sua caratteristica biologica più importante è quella di essere molto goloso di ghiande (infatti spesso si trova in prossimità dei querceti), delle quali crea delle piccole scorte nascoste "per i tempi di carestia"; non è impossibile, tuttavia, che la Ghiandaia dimentichi la collocazione di queste dispense, permettendo così la crescita di nuove piante ed il rimboschimento di queste specie (Madre Natura ha creato pure gli animali distratti per raggiungere i suoi scopi :) ).
Bene, dopo tutti questi bla, bla, bla e poi ancora bla (li avrete davvero letti tutti? Non ci credo!) manteniamo la promessa: Le ghiande, oltre che per il nostro uccello chiacchierone, sono state importanti anche per i nostri avi, che le tostavano con un attrezzo chiamato "Atturraturu" per la produzione di una bevanda nerastra chiamata Ciofeca; questa  è stata poi soppiantata e dimenticata con l'avvento del caffè, ma anche se molti di noi non hanno idea di cosa sia, rimane tutt'ora vivida nella nostra memoria storica tramite i modi di dire (ora sapete perché si dice "questo caffè è una ciofeca", quando il sapore non è esattamente gradito). Il caffè di ghiande viene ricollegato alla tradizione povera, tuttavia ha delle buone proprietà sulla salute, che non bisognerebbe dimenticare.


Ok, detto questo, la notizia non vi avrà cambiato la vita ma ritengo che sia una cosa carina andare a riscoprire vecchie tradizioni; se poi non ve ne frega niente, oh... è pur sempre una conoscenza in più ;)






6 commenti:

  1. Uuuuuuhhh e con questo post non solo scopro di più sul caffè di ghianda ( e considera che ti manderò una foto per essere certa che quelle vicino casa siano utilizzabili !!!) ma ho pure scopertrto come si chiama quel... grrrr volatile dispettoso che da piccola imitava il verso dei fatti e mi faceva passare un sacco di tempo sotto le quercia credendo di aver trovato un gattino nascosto da mamma gatta!!! 😍😍😍

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    1. Ciao Palmaluda.
      Tu manda pure, io rigirerò a degli amici più esperti di me.
      La ghiandaia è marroncino chiaro con la coda nera e parte delle ali azzurre. Era lei?

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  2. Mai vista, solo sentita nei suoi mille versi! Diciamo che dopo mille patimenti ho capito k doveva esserci qualche simpaticonie pennuto che faceva imitazioni ma non mi sono mai impegnata a vederlo! Ora però sono curiosa!

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    1. Eccola qui
      https://www.vivitelese.it/wp-content/uploads/2014/03/imagef.png

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  3. Bel post interessante. Nella raccolta è perfetto.
    Grazie.

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    1. Ciao Squitty, ti ringrazio :) ora aggiungo il banner.
      Un abbraccio

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